Cosa rende un semplice flacone di profumo un flacone icona riconoscibile solo tratteggiandone i contorni senza alcun logo? Il disegno della forma sia essa simbolica o netta insieme alla scelta di comunicarla seguendo il credo dello stilista marchiano l’identità di questi oggetti simbolo, a cui solo successivamente si affiancano miti e leggende. Per la fragranza SHOCKING Elsa Schiaparelli nel 1936 sceglie le curve di Mae West, ridisegnate da Léonor Fini come un manichino d’atelier, e le colloca sotto una campana di vetro un po’ vittoriana. Tre anni dopo la testa-lanterna dell’enigmatico Arlecchino del quadro di Man Ray LE BEAU TEMPS si trasforma nell’essenza SLEEPING. In entrambi i casi le donnine ironiche e malandrine di Marcel Vertès diffondono l’immagine dei profumi Schiaparelli in tutte le riviste di moda di pari passo con quella della donna raffinata, teatrale, eccetrica – e richissima – che veste la grande creatrice. E che dire di Mademoiselle Coco Chanel e il suo N°5, forse il profumo più famoso del XX secolo? Il granduca Dimitrij la introduce al piacere per le essenze e le presenta il chimico Ernest Beaux, il quale elabora per lei un profumo che non somiglia a nessun odore riconoscibile: non a un fiore preciso, non a una fragranza ben definita. Coco ne è entusiasta; lei, sempre impegnata, sempre di fretta, pochi fronzoli e molto pragmatismo, non ha tempo per perdersi nella ricerca di un nome esotico o della forma perfetta: quella semplice bottiglia da farmacia di vetro trasparente con l’etichetta bianca e la scritta N°5 che Beaux le porta è perfetta così. Tutto è pensato per non ricordare nient’altro che l’oggetto che si ha di fronte: la stessa franchezza che Coco applica nel creare la nuova divisa per la donna emancipata si ritrova nella proposta di un profumo dove il lusso è l’essenza stessa. Negli anni Ottanta Andy Warhol, l’artista che più di altri ha sviscerato il potere delle icone, dedica un’opera a Chanel N°5, proprio come era successo anni prima a Marilyn Monroe, ElizabethTaylor o Jaqueline Kennedy. Negli anni Novanta Rei Kawacubo crea l’ultimo flacone icona. Come ha scritto Suzy Menkes in un articolo del New York Times del 2007, “she’s not a perfume person, but she is a very good editor.” La serie UNCOMMON OBJECT gioca tutto sull’ambiguità di un oggetto piano che non ha nulla di un tradizionale flacone. Il profumo è prezioso perchè in quei ‘sassi’ lucenti o opachi c’è tutta la forza dell’avanguardia di un’opera d’arte astratta.